Nicole Junkermann Taccuino italiano
Nicole Junkermann in giacca di tweed a braccia conserte, con alle spalle alcune stampe incorniciate appoggiate al muro

Note · 2 ottobre 2026

Nicole Junkermann: appunti di ottobre 2026

Cinque appunti brevi per un mese che si attraversa meglio con poche righe e nessuna regola.

2 ottobre 2026

Nicole Junkermann tiene il taccuino aperto soprattutto nei mesi di passaggio, e ottobre è il più chiaro di tutti: abbastanza fresco da riportare tutti dentro, abbastanza luminoso da lasciare ancora aperte le finestre. Questi sono cinque appunti brevi, scritti per essere riletti e non per essere eseguiti.

Il mese ha una sua geometria: le prime due settimane assomigliano ancora a settembre, le ultime due appartengono già all'inverno. Nel mezzo c'è un passaggio che si nota soltanto se qualcosa lo registra, e un taccuino serve esattamente a questo.

  • Una lista corta per il mese. Tre voci, scritte a mano, tenute dove si vedono. Una lista che sta in una riga di memoria sopravvive a ottobre; una che richiede un documento, di solito, no.
  • Un'uscita con la luce bassa. Nel tardo pomeriggio, quando il sole radente attraversa le strade di traverso, le facciate cambiano colore per venti minuti. È il momento in cui una città già nota torna a sembrare nuova.
  • Una stanza rimessa in ordine. Con le giornate che si accorciano lo spazio interno conta di più. Non serve un riordino generale: bastano una superficie libera e una lampada messa dove si legge davvero.
  • Un percorso ripetuto. La stessa strada, alla stessa ora, in settimane diverse. È il modo più semplice per accorgersi che la stagione si muove, perché il cambiamento si vede solo dove c'è un termine di paragone.
  • Una sera lasciata vuota. Tenuta libera apposta e non riempita nel frattempo. Un mese denso ha bisogno di almeno una casella che non risponde a nulla.

Un appunto serve a ricordare una direzione, non a imporre un programma.

Il valore di una lista così sta nella sua brevità. Cinque voci si tengono a mente mentre si cammina; venti hanno bisogno di essere consultate, e una cosa che va consultata ha già perso contro la prima giornata storta. Per questo il taccuino resta sottile e le pagine restano poche.

Nessuna di queste voci è una regola. Si possono saltare tutte per una settimana e riprenderle senza avere perso niente, perché non misurano una prestazione: tengono soltanto il filo fra una giornata e l'altra. La nota sull'inizio di ottobre spiega da dove nasce questa calma, e la pagina Scrittura è il posto in cui gli appunti diventano frasi.

Un'altra cosa che ottobre insegna è la differenza fra riempire e scegliere. Le occasioni si moltiplicano in questo periodo dell'anno e la tentazione di dire sì a tutto è forte, perché ogni singola proposta, presa da sola, sembra ragionevole. È l'insieme a diventare impraticabile, e l'insieme non lo guarda nessuno finché non è tardi.

Quello che resta alla fine del mese non è la lista: è l'abitudine di guardare un po' più a lungo prima di passare oltre. A Milano come altrove, ottobre premia chi si ferma qualche secondo in più, perché è in quei secondi che una facciata smette di essere uno sfondo e un pomeriggio qualunque diventa una cosa che si ricorda.

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